CELENZA VALFORTORE
Provincia di FOGGIA
Prefisso teleselettivo 0881 C.a.p. 71035
Celenza Valfortore è un piccolo centro del Sub Appennino Dauno Settentrionale. Sorge ai confini col Molise su un’amena collina da cui si domina la valle del Fortore oggi occupata dall’invaso artificiale di Occhito.
Posto a 480 metri s.l.m., ha un agro di 66 kmq ricco di acque, boschi e posto all’incrocio di grandi strade storiche quali i tratturi della transumanza. Questa peculiarità ha consentito il popolamento del suo territorio sin dal Neolitico.
Il centro è a circa 60 km da Foggia e 35 da Campobasso da cui è raggiungibile attraverso la S.S. 17 fino all’uscita e tramite la S.P. 1.
LA STORIA
Vanta origini antichissime. La storiografia la vuole fondata da Diomede sul colle della Valva, avamposto strategico tra le vallate della Catola, del Tappino e del Fortore, col nome di Celenna.
Di essa fa cenno Virgilio nel VII Libro dell’Eneide:
“ QUIQUE RUFRAS BATULUMQUE TENENT ATQUE ARVA CELENNAE,..”
L’antica Celenna contrastò, alleandosi con i Sanniti, l’espansione di Roma e da essa fu sottomessa e distrutta all’indomani della vittoria che i romani ottennero su Pirro e i suoi alleati nel 275 a.C. a “Maleventum”, da allora ribattezzata “Beneventum”.
Per memoria storica si tramanda che per ordine del Console Manlio Curio Dentato, trionfatore a Benevento, Celenna fu rasa al suolo e sulle sue rovine fu fatto spargere sale a significare che essa non doveva più risorgere.
La popolazione dispersa si raccolse sull’attuale collina ricostruendo il centro abitato a cui diede il nome di “Celentia ad Valvam”
Durante il dominio di Roma la Terra di Celenza , intesa come unità territoriale e amministrativa, si sviluppa in continuità con l’ager publicus, la cui esistenza è attestata dal ritrovamento di due cippi con l’iscrizione dei dati della centuriazione graccana.
La Terra di Celenza con i suoi casali riemerse dal buio degli anni che seguirono alla caduta dell’impero romano, allo spopolamento, alla dispersione a alle devastazioni, con il nuovo fenomeno dell’inurbamento e dell’incastellamento che coincise con l’inizio della feudalità.
Nel periodo bizantino cambia il proprio nome da “Celentia ad Valvam” in “Celentia in Capitanata”.
Con il periodo svevo inizia la lunga serie dei feudatari che detennero il feudo di Celenza fino all’avvento della Repubblica Partenopea.
Fra i feudatari si distinsero per un notevole arco di tempo gli esponenti della nobile famiglia pisana dei Gambacorta.
La loro signoria diede stabilità al feudo e ne consentì lo sviluppo culturale, politico e sociale. Essi cercarono di portare in ”provincia” la cultura e il gusto della capitale: Napoli.
Molti degli edifici monumentali presenti a Celenza videro la luce durante la loro signoria, come testimonia la presenza numerosa sugli stessi dello stemma della nobile famiglia. Essi si dedicarono alla ricostruzione dei monumenti e degli edifici di culto distrutti durante il terremoto del 1456.
Nel 1571 Celenza assume la denominazione di “Celenza di valle Fortore” e adotta la Dea Cerere a emblema della città, come testimonia un timbro a secco rinvenuto su documenti conservati presso l’Archivio di Stato di Napoli.
DA VISITARE:
IL BORGO MEDIEVALE
Particolarmente interessante è il borgo medievale, conservatosi quasi intatto con due delle quattro porte di entrata al castello: Porta S. Nicolò e Porta Nova.
Esso è dominato dalla torre merlata annessa al palazzo baronale fatto costruire dai Gambacorta verso la fine del XV secolo sui ruderi di un antico castello crollato con il terremoto del 1456.
Passeggiando per le vie del borgo si scoprono angoli e spiazzi caratteristici, portali riccamente scolpiti, fontanili, scorci di antichi palazzi delle ricche famiglie locali, poggi e finestrelle “intriganti” ricche di fiori, chiese e antichi monasteri.
Lo stesso Palazzo Comunale occupa l’antico Monastero di S. Maria delle Grazie degli eremiti di San Girolamo del XVII secolo.
LE CHIESE
CHIESA PARROCCHIALE DI SANTA CROCE
Sorge nel cuore del centro storico del paese, in Piazza Umberto I, sulle rovine dell’antica chiesa di S. Croce o di S. Giovanni in Piazza. La sua costruzione fu iniziata nel 1569 dal Barone Carlo Gambacorta di Giampaolo, feudatario della terra di Celenza e primo marchese di questa terra di per benevolenza di Filippo II, venne poi inaugurata nel 1573.. Tra le opere d’arte in essa conservate si possono ammirare alcune tele quali l’Assunzione di B. Brunetti del 1656 e il San Giorgio del Siciliani, e sculture lignee quali il San Giuseppe col Bambino di G. Colombo del 1702 e il San Giovanni Battista e l’Immacolata di Scuola Napoletana.
Di particolare pregio sono anche la balaustra e il fonte battesimale in pietra bronzina locale del XVI secolo.
CHIESA di S. FRANCESCO
Edificata nel 1705 nel Borgo di S. Antonio Abate insieme al convento dei frati Minori Osservanti. La struttura è barocca, e il portale in pietra locale è sormontato dallo stemma della famiglia serafica.
La sua costruzione fu voluta dai cittadini di Celenza a ricordo dell’antico convento rurale di S. Francesco, per tradizione fondato dal poverello d’Assisi durante uno dei suoi viaggi a Monte Sant’Angelo.
CHIESA di S. NICOLA
Edificata nel 1630 insieme all’omonimo monastero dai coniugi Gambacorta e Feliciana Spinelli, marchesi di Celenza, sui ruderi dell’antica parrocchia di S. Nicola, già crollata nel 1049.
Il monastero ha ospitato per tre secoli le Monache della Seconda Regola di S. Chiara e anche se ha perso molto dell’antica struttura conserva ancora il chiostro e numerosi affreschi.
Nella chiesa si può ammirare una pala d’altare rappresentante l’Incoronazione della Vergine, dipinta ad olio su tela dall’artista campobassano Michele Scaroina nel 1759.
CHIESA DI S. MICHELE
La sua costruzione fu voluta per voto unanime dai celenzani scampati alla peste bubbonica del 1657 che aveva decimato la popolazione, come ricorda l’iscrizione sul portale.
CHIESA di S. MARIA AD NIVES
Fondata nel 1664 dal sac. Sebastiano Sangiorgio del clero di Celenza, ben presto fu elevata a dignità abadiale per essere dotata di un cospicuo beneficio ecclesiastico. Ha facciata in stile romanico abruzzese e al suo interno conserva una pala d’altare con la Vergine, il Bambino e Santi del 1712.
CAPPELLA DEL CALVARIO
Venne costruita nel 1913 con l’obolo del popolo celenzano. Fu ricostruita dalle fondamenta nel 1996 e inaugurata con l’intervento del Rev.mo Padre Don Clemente de Suza, Abate benedettino Di San Domingo de Silos (Spagna).
CHIESA di S. MARIA DELLE GRAZIE
Venne edificata nel 1740 su di una collina a breve distanza dal centro abitato dal Sac. D. Lucio Saracco. Nell’unica nicchia esistente è conservata la statua lignea della Madonna delle Grazie, quasi sicuramente opera dello scultore campobassano P. Averio Di Zinno, ideatore delle macchine dei “misteri” del Corpus Domini di Campobasso. Accanto alla Cappella è sorta la Casa dell’Accoglienza della Parrocchia.